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 In piena estate la Chiesa celebra la più grande e antica festa mariana: l’Assunzione o “Dormizione” della Beata Vergine Maria. Il clima della liturgia dell’Assunta è tutto pervaso di stupore e di gioia pasquale: «Oggi Maria è salita al Cielo: rallegratevi! Con Cristo regna per sempre. Alleluja» (antifona dei Vespri). È la grande notizia di un evento del tutto straordinario, tale da poter veramente rallegrare il cuore di ogni uomo. Maria è infatti la primizia dell’umanità nuova e glorificata, la creatura già totalmente riscattata dalla morte e trasferita in anima e corpo nel regno della Vita immortale.
Ciò che il Signore Gesù Cristo ha operato con la sua incarnazione, morte e risurrezione, in Maria sua Madre ha già avuto il suo pieno effetto; partecipe della gloria del Figlio Risorto, Maria costituisce per noi un segno di sicura speranza (cf. Costituzione “Lumen gentium”, 68). Veramente questa solennità mariana ci fa sollevare lo sguardo verso il Cielo. Non un cielo atmosferico più o meno terso, non un cielo astratto, metafisico, popolato di idee, e nemmeno un cielo creato dall’arte e dalla poesia, ma il Cielo della “vera realtà” che è Dio stesso con tutti i suoi angeli e l’immensa schiera dei santi in mezzo ai quali Maria brilla di più fulgida luce. Contemplandola intravediamo, dunque, la nostra eterna dimora, il nostro stupendo destino di figli di Dio.
La bellezza di questa creatura che rallegra il cielo e la terra è candore e santità, ma soprattutto amore. Il fatto che gli angeli, esultanti, l’accolgano in paradiso non deve lasciare in noi ombra di malinconia o senso di orfanezza, poiché se in cielo tra gli angeli e i santi Maria è regina, in mezzo a noi ancora pellegrini sulla terra , «valle di lacrime”, ella rimane sempre nostra Madre premurosa e compassionevole.
Giustamente John Henri Newman metteva sulle labbra dell’Assunta queste delicate espressioni:
«Voi non avete perduto il mio volto,
io sono sempre vicina.
Conservo ancora i sorrisi che amai sulla terra,
la dolcezza delle vostre riunioni,
la vostra limpida gaiezza.
Adesso come allora
io sento le ultime parole
di ciò che appena si sussurra,
la preghiera a bassa voce,
fino al pensiero fuggitivo…» (Una voce da lontano, 1829)

Tutto Maria conserva nel suo cuore, tutto di noi raccoglie e presenta al Figlio e al Padre.
Un’antifona della liturgia delle Ore ci fa cantare: «Maria con Cristo regna in eterno». Regna in cielo e in terra. Infatti, come Gesù che – secondo la sua promessa – resta con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo, così anche la Madre continua a condividere la nostra vita, a portare le nostre ansie; continua a partorirci nel dolore, rimanendo ferma ai piedi della Croce, di tutte le croci che ancora si innalzano nel mondo. Inoltre, pregando con noi e per noi, ella dispone i nostri cuori – come già fece per gli apostoli – ad accogliere lo Spirito Santo, l’Amore, in forza del quale possiamo salire incessantemente a Dio attraverso il passaggio spesso aspro, ma sempre sicuro, della sofferenza purificatrice.
San Giovanni Damasceno (sec. VIII) in una delle sue fervide omelie, esclamava: «Ecco la fonte della vita che, passando attraverso la morte, è mirabilmente trasportata alla Vita. O bellissimo transito, che ti concede di migrare a Dio! Quale nome daremo a questo mistero che si compie in te? Morte? Ma neppure il tuo corpo è consegnato alla corruzione… Tu continui a versare per noi in abbondanza torrenti di luce e di vita immortale, fiumi di grazia, benedizione perenne. Perciò non “morte” chiamerò il tuo transito, ma dormizione o, per dire più propriamente, “presenza”. A te, come a fortissima e solidissima àncora, noi leghiamo le nostre anime… Dégnati di guardare a noi, di frenare gli impeti delle nostre passioni, di condurci al porto tranquillo della divina volontà e di renderci meritevoli del dolce splendore che irradia dal volto del Verbo di Dio in te incarnato» (Omelia sulla Dormizione, I).
Anche il vescovo san Germano di Costantinopoli (sec. VIII), in un suo discorso tenuto nella festa dell’Assunta, così si esprimeva rivolgendosi alla stessa Madre di Dio: «Tu sei Colei che per mezzo della tua carne ricongiungesti a Cristo il popolo cristiano… Come il tuo splendore riempie i cieli, così pure non vi è luogo in terra dove il tuo nome non sia onorato e glorificato... e così come ogni assetato corre alla fonte, ogni anima corre a te, fonte di amore; e come ogni uomo sospira a vivere, a vedere la luce che non tramonta, così ogni cristiano sospira ad entrare nella luce della SS. Trinità, dove tu già sei entrata. Le stelle parlano con la loro luce, le immagini parlano con i colori, il sole illumina una parte della terra, ma tutto il mondo è illuminato dalla luce emanante da te, Maria, specchio della luce divina. Si allontani dunque la morte per mezzo tuo, o Madre di Dio, che generasti la Vita; si allontani il sepolcro... O Maria, tu sei la nuova creatura costituita al di sopra di coloro che furono corrotti dal fango del peccato. Sebbene assunta nei cieli, noi ti sentiamo presente. Tu sei il nostro conforto».
Maria non è emigrata, ma rimpatriata; anche noi, esuli in questo mondo e pellegrini sui sentieri del tempo, aneliamo a raggiungere la patria dove il nostro cuore sa di poter trovare la pienezza della gioia. Se abbiamo fede, il nostro vivere quotidiano diventa una continua e dolce esperienza di questo “passaggio” o “trans-ire”, andare oltre. Non è un morire che ci annienta, ma un lasciare ciò che è limitato per entrare in ciò che è infinito; è diventare da terrestri, celesti. E questo avviene perché Cristo risorto ha trasferito nella sfera divina la nostra natura umana e tutta la realtà cosmica cui siamo intimamente legati. Mentre sembra che con il passare del tempo tutto si logori, si consumi e sparisca, in realtà tutto si trasfigura e passa dalla caducità al regno dell’incorruttibilità. Nascono così «i cieli nuovi e la terra nuova» in cui non vi sarà più né pianto, né lamento, perché non vi sarà più la morte (cf. Ap 21, 1-4). La vittoria sulla morte è stata riportata dal Cristo in forza del più grande amore che lo ha spinto a morire per noi. Solo l’Amore fa entrare nel regno della Vita. Maria vi è entrata, dietro al suo divin Figlio, con un impeto d’amore incontenibile, e dopo di lei la via è rimasta aperta davanti a tutti gli uomini.
Non sono però i ragionamenti umani a farci capire queste cose, ma la fede; la fede semplice e schietta, che ci pone umilmente in ginocchio e che ci mette in silenzio di adorazione davanti al mistero che ci trascende. Chi crede vive già nella dimensione del trascendente, perciò non si lascia afferrare dalla vana nostalgia del tempo che passa. La vita umana scorre come un fiume verso l’oceano divino, verso la sua pienezza. Perciò sentiamo che il nostro morire è un nascere altrove, che il nostro tramontare all’orizzonte di questo mondo è un risorgere all’aurora del mondo nuovo, del giorno eterno.
Accompagnandoci nella fatica della nostra esistenza quotidiana, Maria ci tiene sempre orientati alla vera patria della beatitudine. È però necessario camminare seguendo umilmente le orme del Cristo suo Figlio, come ella fece: «Cristo» «Cristo venne umile a una vergine umile» dice l’abate Pascasio Radberto. Noi tutti percorrendo lo stesso sentiero, accettando di passare attraverso le strettezze del dolore e della morte, che sono stati ormai santificati dalla croce di Gesù, possiamo fin d’ora pregustare la gioia del paradiso, ossia la comunione di amore con Dio insieme con la Vergine Maria e tutti i santi.
Davanti al triste spettacolo di tanta falsa gioia da molti affannosamente ricercata e, contemporaneamente, davanti a tanto angosciato dolore che dilaga nel mondo, il cristiano di oggi è chiamato ad essere un eloquente segno di speranza e di consolazione. Lo diventa realmente assumendo uno stile di vita seriamente impegnato nel temporale, ma sempre ardentemente proteso all’eterno, come uno che sa di non camminare verso il nulla, ma verso l’incontro definitivo con il Signore e con tutti i santi del Cielo. È segno di speranza e di consolazione, il cristiano, anche quando raccoglie tutti nel suo cuore orante, in uno slancio di umana empatia e di amore oblativo, e tutti affida al cuore di Colei che è la “stella mattutina” la “fulgida porta del Cielo”, la purissima fonte attraverso la quale – per divino volere – è scaturita la nostra Vita e la nostra Gioia: Cristo Gesù.

M. Anna Maria Cànopi osb
Abbazia Benedettina «Mater Ecclesiæ»
Isola San Giulio – Orta (Novara)

 

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