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(Lectio divina su 1 Cor 3,10-13; 4,8-13)
 

   Nella casa del Signore siamo tutti poveri servitori e nello stesso tempo siamo tutti scelti e chiamati come preziosi collaboratori; nessuno è escluso. Dio ci chiama a lavorare nella sua vigna singolarmente e comunitariamente. Fin dall’inizio della Chiesa, fin dalla prima comunità di Gerusalemme (cf. Atti 2-3), i discepoli del Signore hanno sentito il bisogno di sostenersi a vicenda nell’opera evangelizzatrice e hanno formato comunità capaci, a loro volta, di generare alla fede coloro che si convertivano dal giudaismo o dal paganesimo accogliendo il Vangelo.
Chiunque sia chiamato si sente – ed è realmente – inadeguato per la missione che gli è affidata, tuttavia ciò non può costituire un ostacolo, perché con la chiamata si riceve sempre da Dio anche la grazia per compiere ciò che ci è richiesto; occorre accoglierla e farla fruttificare.
Secondo la grazia di Dio che mi è stata data – scrive l’apostolo Paolo ai Corinzi – io ho fatto il mio lavoro; eseguendo il progetto del sapiente Architetto, ho posto le fondamenta dell’edificio. Altri poi devono proseguire la costruzione (cfr. 1 Cor 3,10), ma guai se cambiassero ciò che è stato messo alla base! L’edificio crollerebbe; non sarebbe più l’edificio di Dio, ma un’opera umana, magari anche con intendimenti apparentemente buoni, socialmente validi, tuttavia non sarebbe più la “Chiesa di Dio”. Gesù solo è il fondamento: da nient’altro può essere sostituito. Ogni compromesso con il mondo porta fuori strada. Perciò occorre tanta vigilanza nelle scelte concrete: nell’uso del tempo, ad esempio, nelle proposte educative, nello stile di vita…. Se ci chiamiamo cristiani è perché siamo di Cristo; è lui il fondamento della nostra vita. Su di lui, Roccia incrollabile, possiamo costruire insieme, ciascuno portando – secondo i carismi ricevuti – quanto occorre perché l’edificio sia innalzato armoniosamente e risulti saldo e bello. Non bisogna quindi portarvi materiale scadente – come legno, fieno, paglia… – ma pregiato. Alla provacitazione sacra
Descrizione articolata anche su più righe,
utilizzando campi bold, italico
del fuoco, cioè al giudizio finale di Dio, il legno, il fieno, la paglia bruceranno – dice l’apostolo Paolo – resisteranno soltanto l’oro, l’argento, le pietre preziose: il materiale incorruttibile. Ciascuno dunque stia attento a come costruisce, stia attento all’autenticità del materiale di costruzione (cfr. 1 Cor 3,12-13).
Passando dalle immagini alla realtà ci domandiamo: Che cosa bisogna portare per costruire la Chiesa, la comunità parrocchiale? La fede purissima come l’oro; la carità preziosa come perla di rubino, la speranza sempre vivida come lo smeraldo; bisogna portarvi tutte le virtù della vita cristiana: la preghiera, l’obbedienza, l’umiltà, tutto quello che ci rende somiglianti a Dio, che riflette la sua santità e quindi è degno del cristiano, chiamato a vivere secondo il Vangelo. Dice san Paolo in un altro passo delle sue lettere: «In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri» (Fil 4, 8). Ecco, tutto questo è materiale adatto a costruire il tempio di Dio, il suo regno di giustizia e di pace, di santità e di amore.
San Paolo prosegue la sua lettera proprio indugiando sul mistero della grazia che consiste nell’essere chiamati a collaborare con Dio per trasmettere la vita, la vera vita.
Possiamo trasmettere con autenticità solo quello che abbiamo ricevuto e nulla possiamo dare che abbia valore, se non è scaturito dall’unica fonte della grazia. I Corinzi, ai quali Paolo scriveva, erano come ragazzi smaniosi di emanciparsi, come adolescenti che, appena hanno appreso qualche cosa, si credono già capaci di autogovernarsi e persino presumono di poter già fare da maestri agli altri. È così facile gonfiarsi d’orgoglio per qualcosa che si crede di sapere! Il vero cristiano, al contrario, riconoscerà sempre, come la Vergine Maria, che è il Signore ad operare in lui e che a lui solo va la gloria, poiché, servendosi di poveri strumenti, sa fare “grandi cose”. Inoltre il cristiano sa che non deve cedere alla tentazione di valutare la validità della propria opera dal successo o dall’insuccesso esteriore. Noi – continua l’Apostolo – siamo considerati stolti agli occhi del mondo, perché rimaniamo fedeli a Cristo crocifisso e partecipiamo della sua umiliazione. È necessario che accettiamo di soffrire per il Vangelo, evitando di gonfiarci di orgoglio come se avessimo già compiuto tutto e fossimo già coronati di gloria. Per la mentalità efficientista del mondo noi siamo degli ingenui e incapaci. Questo non è un motivo per lasciarci venire complessi di inferiorità, cosa che non ha nulla a che fare con l’umiltà.
Con umiltà e con fede cerchiamo di costruire ogni giorno il Regno di Dio, mettendo a disposizione del Signore la nostra povertà e attribuendo a lui ogni buon risultato.
Ogni comunità cristiana è una realizzazione dell’unica Chiesa radunata nel Nome dell’unico Signore Gesù Cristo, colmata di Spirito Santo e presentata al Padre come sposa santa e fedele. Il regno di Dio consiste quindi nella vita di fede, di speranza e di carità; consiste nel vivere la Parola di vita che è Cristo Signore.
Egli ci parla ogni giorno; possiamo sempre confrontarci con la sua Parola per saper costruire unicamente secondo il Vangelo. La vita veramente cristiana e consacrata a Dio davanti al mondo può apparire assurda e suscitare derisione, ma agli occhi di Dio risplende come l’oro, come l’argento e come le pietre preziose che formano la celeste Gerusalemme. È la meraviglia di cui Dio stesso si compiace, perché è opera sua nella quale si riflette la sua immensa gloria.
     

O Cristo, unico architetto
e costruttore del tempio santo di Dio,
fondamento e pietra angolare
che tutto sostiene,
rendici saggi collaboratori della tua grazia
per non lavorare invano.
Preservaci da ogni forma di orgoglio e presunzione,
da ogni vanità e ipocrisia,
da tutto ciò che ci separa da Te
e dal tuo corpo che è la Chiesa.
Fa’ che non ci scandalizziamo della tua croce,
ma che, attingendo da essa luce e forza,
sappiamo noi pure ogni giorno
soffrire per il Vangelo,
per far giungere a tutti gli uomini
il tuo annunzio di salvezza e di gioia.
Amen.

M. Anna Maria Cànopi osb

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